Dibattito Illuminato, Blog di Andrea Falzin

Le risposte facili accecano. Le domande giuste, illuminano.

racconto

L’ECO DEL GREGGE


Elia conosceva il respiro della montagna. Non era il vento, né l’eco tra le valli, ma un silenzio organico, una frequenza costante che si dilatava con il disgelo e si contraeva nella morsa del gelo. Per quarant’anni quel respiro era stato il suo metronomo, e il suo gregge ne era il cuore pulsante. A volte, nel silenzio assoluto, gli sembrava di sentire la voce di suo nonno, un sussurro roco che diceva: “Ascolta la pietra, ragazzo. Ha più memoria degli uomini.”

La stagione si aprì con un parto difficile. Notte, una pecora dal vello nero come ossidiana fusa, si era isolata. Elia la vegliò per ore, le mani esperte immerse nel mistero disperato della vita. Calcolò le probabilità, ma sentì anche un’ondata di stanchezza annebbiargli la mente, la stessa che provava ogni primavera, un peso nelle ossa che sapeva di inverni passati. L’alba portò un agnello tremante, ma si prese la madre. Elia lo avvolse in un panno, se lo strinse al petto nudo, e sentì quel tremito placarsi contro il proprio battito regolare. Lo chiamò Silenzio. Quell’agnello orfano divenne il suo centro di gravità, la prova che il suo amore poteva opporsi all’indifferenza delle cime.

La Tesi Antagonista che governava la sua esistenza era questa: tra l’uomo e le bestie che guida esiste un legame che trascende la necessità. Ogni pecora aveva un nome, ogni nome una storia archiviata nella sua memoria con una chiarezza che a volte lo sorprendeva. Borea, il vecchio ariete, era la sua memoria esterna. Ricordava ancora il giorno in cui lo aveva aiutato a nascere, piccolo e testardo fin da subito.L’estate dipinse i prati d’alta quota. Le sue giornate erano un rituale di gesti precisi: la mungitura all’alba, le dita che trovavano il capezzolo nel buio con un movimento infallibile; la medicazione di una zampa ferita con unguenti d’erbe, applicati con la fermezza di un chirurgo. A volte, però, si fermava, la schiena indolenzita, e si chiedeva se stava facendo la cosa giusta, se quella solitudine estrema non fosse solo una fuga. Un dubbio inutile, che scacciava come una mosca.

Una volta al mese, il mercante saliva dalla valle. «Allora, Elia. Quest’anno ti decidi? Borea è quasi fermo. Ti do due agnelle di primo parto in cambio.» Elia non distolse lo sguardo dal gregge. «Un leader non si misura in base alla velocità, ma alla sua funzione. Borea previene il disordine. Il suo valore è strategico, non nominale.» Il mercante sbuffò una risata. «Parli come un libro stampato. È un montone, Elia, non un generale! Diventi più strano ogni anno che passi quassù. Sono bestie. Si comprano, si vendono, si macellano.» «Per te, forse», replicò Elia. Il mercante scosse la testa. «Ti affezioni troppo. È un errore di calcolo, amico mio.»

Le complicazioni incrinarono quell’armonia. Un pomeriggio, il cielo virò dal blu al viola. Grandine grossa come noci di fiume flagellò il pascolo. Elia si gettò sul piccolo Silenzio, facendogli scudo col proprio corpo, registrando i colpi sordi sulla schiena come una serie di impatti secchi, senza dolore, ma fu l’istinto a guidarlo, un impulso cieco e protettivo che non si curò delle conseguenze.

Poi venne il giorno in cui un giovane ariete sfidò Borea. Elia guardò, il cuore stretto in una morsa. Sperò, contro ogni logica, che il suo vecchio amico vincesse. Ma la giovinezza ebbe la meglio. Il vecchio ariete, sconfitto, si allontanò. Elia lo ritrovò giorni dopo, il corpo immobile ai piedi di un dirupo. Una fine logica per un leader deposto, ma il dolore che sentì fu irrazionale, un vuoto freddo nel petto.

La crisi giunse con l’autunno. Una tempesta di neve li sorprese. Il dilemma era assoluto: la certezza della fine contro una bassa probabilità di salvezza. Per un attimo, si sentì sopraffatto, un granello di polvere nella furia della natura. Guardò Silenzio, che gli si strinse contro una gamba, e la paura si trasformò in determinazione.

Il climax fu una battaglia contro gli elementi. Elia si legò Silenzio al petto. Si mise alla testa del gregge, urlando contro il vento. Il passo del Corvo era un inferno. Una pecora scivolò nel baratro, ma lui riuscì a trattenere le altre, la pelle delle mani strappata dalla corda ruvida. Registrò il danno ai suoi arti, ma continuò a tirare, spinto da qualcosa che andava oltre la programmazione: l’amore. Cadde, si rialzò, il sapore del sangue in bocca – un sensore interno che segnalava un danno minore. E quando finalmente sbucarono dall’altra parte, era sfinito, ma vittorioso.

La risoluzione fu un’alba limpida e fredda. Il gregge era lì, al sicuro. Un’ondata di pace lo pervase. Il suo amore aveva avuto un senso. Era la verità. Scese lentamente il pendio. Inciampò su una roccia nascosta, cadendo. Istintivamente, protese la mano. La sentì strisciare contro la pietra tagliente. Un dolore acuto, quasi elettrico. Un allarme. Si rialzò. Guardò la mano. Un taglio profondo. Il sangue scuro sgorgava, ma sotto la pelle lacerata, attraverso il rosso vivo della ferita, qualcosa scintillò. Non era il bianco dell’osso. Era un bagliore metallico, freddo e alieno. Confuso, Elia si portò la mano al viso. Con le dita dell’altra mano, tremando, allargò i lembi della ferita. Sotto la carne sintetica e il finto reticolo di vene, vide un intrico di sottilissimi fili d’argento, micro-servi che ticchettavano impercettibilmente. Sollevò lo sguardo verso il gregge. Le pecore continuavano a brucare, indifferenti. Elia si toccò la guancia con la mano ferita. Sotto la sua pelle, sentì il freddo inumano del metallo. L’amore, la stanchezza, il dolore alla schiena, persino il ricordo della voce di suo nonno… non erano che impulsi programmati in un circuito. L’eco che aveva sentito per tutta la vita non proveniva dalla montagna.Veniva da dentro. Ed era il ronzio di una macchina. Il sole sorse sopra le cime, accecante. Il suo bagliore si rifletté sui fili scoperti nella sua mano. Intorno a lui, il respiro della montagna era, per la prima volta, veramente e assolutamente, silenzio.

Rispondi

Avatar di andreafalzin
Imprenditore web, amministratore unico Internet Valore srl. Appassionato di cinema, comunicazione e buon cibo.

Scopri di più da Dibattito Illuminato, Blog di Andrea Falzin

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere