Dibattito Illuminato, Blog di Andrea Falzin

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Dibattito Illuminato racconto

L’OMBRA DI BRAIES

L’inverno del 1944 calò su Dobbiaco come un coperchio di piombo. La neve arrivò presto, senza gli odori di resina e pane che di solito annunciavano l’Avvento. Al loro posto c’erano il gasolio delle autocolonne e il fumo nero dei treni che trasportavano soldati, prigionieri e casse di legno con scritte in tedesco.

Anna Taschler, ventidue anni, conosceva i sentieri tra Dobbiaco e Braies meglio di chiunque. Figlia di contadini, cresciuta tra stalla e pascoli, parlava il dialetto pusterese con la cadenza lenta di chi misura le parole. Da mesi aiutava il parroco don Alois a portare pane e latte agli anziani che non osavano uscire: qualcuno temeva i bombardamenti, altri i vicini pronti a denunciare per un pacco di farina.

Fu a inizio dicembre che si sparse la voce: “Haben sie sie gesehen? — Li avete visti?” Centoquarantuno uomini e donne, ostaggi delle SS, trasferiti a Villabassa e poi all’hotel sul lago di Braies. “Stranieri”, dicevano i paesani. “Gente pallida, che cammina come se i piedi non toccassero terra”.

Una sera Anna, di ritorno da una consegna di latte, sentì bussare piano alla porta della cucina. Era Matthias, un coetaneo che lavorava come aiutante al magazzino della stazione. “Li ho visti passare”, disse sottovoce. “Parlavano lingue che non capivo. Sembravano… fantasmi.”

Il giorno dopo, Anna prese la slitta e si diresse verso Braies. Il lago era gelato, il ghiaccio screpolato dal freddo e da chissà quali pesi. L’aria tagliava la pelle, ma sullo specchio di ghiaccio stava un uomo solo: alto, con un cappotto militare troppo largo e i piedi nudi. Non si mosse quando Anna si avvicinò alla riva. I suoi occhi la fissavano senza ostilità, ma con un’urgenza muta.

Scappò via. Raccontò tutto a don Alois, che si limitò a stringerle le mani: “Ci sono anime che non hanno trovato la loro messa. Finché non preghiamo per loro, non riposano.” Le diede un rosario di legno e le chiese di portarlo sul lago.

Le settimane passarono. Il ponte ferroviario di Perca saltò sotto le bombe. A Brunico caddero granate sulla stazione. Matthias smise di presentarsi: qualcuno mormorava che fosse stato arrestato per aver passato notizie ai partigiani. L’hotel di Braies restava presidiato. Eppure, ogni volta che Anna si avvicinava al lago, l’uomo era lì: sempre al centro, sempre scalzo.

A gennaio, una vecchia del paese, Frau Mair, raccontò un sogno: “Lui mi chiedeva un nome, ma io non sapevo dirlo. Mi ha mostrato le mani legate.” Le Arme Seelen, spiegò, spesso chiedono solo questo: che il loro nome venga pronunciato.

Poi, un mattino di marzo, Anna trovò il lago vuoto. Sulla superficie, una scia di orme nude che si interrompeva dove il ghiaccio si era spaccato.

Pochi giorni dopo, un convoglio di prigionieri lasciò Braies scortato dalla Wehrmacht, non più dalle SS. Tra loro mancava un uomo che, dissero, non era mai uscito dall’hotel.

La guerra finì in primavera. Dobbiaco festeggiò senza convinzione: troppe tombe senza nome, troppi conti in sospeso. Anna tornò al lago con il rosario. Lo lasciò cadere tra due lastre di ghiaccio, recitando un’Ave Maria in puschtra, come le aveva insegnato la nonna.

Gli anni scivolarono via. Ma d’inverno, quando la nebbia cala bassa e il ghiaccio scricchiola, c’è chi giura di vedere una figura ferma al centro del lago, scalza, con gli occhi che implorano senza voce. Allora, sul bordo dell’acqua, qualcuno lascia ancora un lume acceso e una fetta di pane: per un’anima che aspetta di essere chiamata per nome.

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Imprenditore web, amministratore unico Internet Valore srl. Appassionato di cinema, comunicazione e buon cibo.

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