Dibattito Illuminato, Blog di Andrea Falzin

Le risposte facili accecano. Le domande giuste, illuminano.

racconto

IL CANTO DEL LEGNO

IL CANTO DEL LEGNO


La bottega di Elia odorava di pazienza. Un aroma denso di abete rosso stagionato da quarant’anni, un profumo sacro di resine balsamiche e di colla di coniglio che sobbolliva piano, come un cuore calmo, sul fornelletto in un angolo. Fuori, il mondo correva su fili invisibili, ma lì dentro il tempo non era un orologio, ma una creatura viva, che respirava nel lento curvarsi delle fasce di un violoncello appoggiato sul banco, ancora pallido, nudo, in attesa di un’anima.Le mani di Elia non erano più quelle di un tempo. Le nocche gonfie, simili a nodi di un vecchio ulivo, le dita attraversate da una ragnatela di vene bluastre, tremavano. Un’insubordinazione della carne a una mente che impartiva ordini con la precisione di sempre. Stava levigando la tavola armonica, un gesto ripetuto migliaia di volte, eppure ogni passata della pialla era un atto di fede. Sentiva la fibra del legno vibrare sotto il metallo, un sussurro che solo lui poteva intendere, la promessa di una voce che dormiva in quel pezzo di foresta trentina, atteso per due generazioni.

La porta si aprì con uno scampanellio che ferì l’incanto. Marco entrò, portando con sé l’odore freddo e impersonale della città. Indossava un abito costoso, una corazza grigia che strideva con la polvere dorata sospesa nell’aria come un pulviscolo di sogni. Un tempo era stato il suo allievo più promettente, le dita affamate di segreti. Ora era un uomo d’affari, con lo sguardo affilato di chi non misura il legno, ma il profitto.

«Maestro.» La sua voce era cambiata. Levigata. Artificiale.

Elia non alzò lo sguardo. «Sei venuto a vedere come muore un’arte, Marco?»

Marco abbozzò un sorriso, un gesto allenato in chissà quale sala riunioni. Appoggiò una valigetta di pelle sul legno grezzo di uno sgabello. «Al contrario. Sono venuto a salvarla.» Aprì la valigetta. Dentro, non c’erano sgorbie, ma cataloghi patinati e lo schermo freddo di un tablet. «Ho fondato un marchio. Strumenti di alta gamma. “Elia Moretti”. Il tuo nome.»Elia si fermò. La pialla rimase sospesa a mezz’aria, un’estensione del suo braccio ammutolito.

«Il mercato vuole la tradizione, ma non ha il tempo di aspettarla,» continuò Marco, la voce impostata. «Legni pre-trattati, essiccati in forni a controllo numerico. Tagli al laser. Macchine per le volute. Perfette, ogni volta. A te chiedo solo la firma. Il tuo nome su uno strumento impeccabile. Diventeresti ricco. E il tuo nome non morrebbe qui dentro.»

La tesi del mondo moderno, servita su un piatto d’argento. Elia guardò le sue mani, poi il violoncello. Ogni curva di quello strumento era una cicatrice della sua vita, un dubbio superato. Il legno di quel fondo era stato scelto da suo padre, in un giorno di vento in Val di Fiemme. Aveva respirato le stagioni. Come poteva un forno replicare una storia?

«Il legno deve vivere il suo tempo,» mormorò Elia, più a se stesso che a Marco. «Se lo forzi, canta una canzone falsa.»

«Ma canta subito,» replicò Marco, con la logica inappellabile del presente. «La gente non distingue più. Vuole un suono, lo vuole ora. E paga.» Lasciò sul banco una voluta d’acero, pallida e geometricamente impeccabile. «Questa è perfetta. Le tue hanno sempre qualche minuscola incertezza. Il segno dell’umano, dici tu. Io lo chiamo tempo sprecato.»

Quella notte, Elia non dormì. Il tremore alle mani era un terremoto silenzioso. Andò in bottega, cercando rifugio. La luna disegnava un rettangolo d’argento sul pavimento, illuminando il violoncello e, accanto, la voluta di Marco. La prese. Fredda, inerte. Liscia in modo innaturale. Un oggetto senza storia. Poi prese la sua. Le dita seguirono le curve, riconoscendole come il volto di un figlio. Sentì la minuscola asimmetria dove il legno aveva resistito allo scalpello. Lì c’era la sua stanchezza di un martedì, la sua gioia di un giovedì. Non era perfetta. Era vera.

Il dilemma lo attanagliò. La proposta di Marco era una resa onorevole. Una vecchiaia senza affanni. L’alternativa era questa solitudine, questo lento svanire insieme all’odore delle vernici, lasciando al mondo un solo, vero testamento. Un sacrificio che nessuno avrebbe capito. Si chiese se il mondo meritasse ancora un’anima dentro le cose.

Quando Marco tornò il giorno dopo, trovò Elia al suo banco. L’aria era immobile.

«Allora?» chiese Marco, la sua sicurezza incrinata da un’impercettibile contrazione della mascella.

Elia non rispose. Prese la sua sgorbia più fine, quella con il manico consumato dalla stretta di suo padre. Si chinò sul violoncello, avvicinò il viso al legno fino a sentirne il profumo, un respiro antico. Poi, con un movimento lento, deliberato, che conteneva la forza di tutta la sua vita, affondò la lama nell’acero della tavola armonica.

Il suono che ne uscì fu un sussurro, un piccolo, secco lamento del legno che si apriva. Un truciolo sottile come carta si arricciò e cadde sul pavimento. Un gesto inutile, agli occhi del mondo. Un atto sacro, per lui. La sua risposta.

Marco capì. Chiuse la valigetta con uno scatto secco. Sul suo viso passò un’ombra, non di rabbia, ma di qualcosa che somigliava a un rimpianto lontano, il fantasma del ragazzo che un tempo aveva amato quella polvere più di ogni altra cosa. Fece un cenno quasi impercettibile del capo e uscì, senza più voltarsi.

Elia rimase solo. Il tremore alle mani era svanito, sostituito da una calma profonda. Lavorò per ore, dimenticando la stanchezza, il mondo, il tempo. Quando il sole calò, prese l’arco, lo passò sulla resina e lo appoggiò con la delicatezza di un amante sulle corde del suo violoncello quasi finito.

Tirò una sola, lunga nota.

Il suono che si levò riempì la bottega, fece vibrare ogni singola particella di polvere, le pareti stesse. Non era un suono perfetto. Era vivo. Conteneva il gelo degli inverni e il calore delle estati, il silenzio della foresta e il respiro di due generazioni di artigiani. Conteneva tutto il suo sacrificio.

E, in quell’istante, fu l’unica verità rimasta al mondo.

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Imprenditore web, amministratore unico Internet Valore srl. Appassionato di cinema, comunicazione e buon cibo.

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